Lo Scoutismo cent'anni dopo


ARS - associazione ricerche storiche

VENERDÌ 4 APRILE 2008 - "SCOUTING FOR BOYS" CENTO ANNI DOPO

Il Circolo Gymnasium e la Associazione ricerche storiche (A.R.S) hanno promosso una tavola rotonda pubblica sul tema: “SCOUTING FOR BOYS” CENTO ANNI DOPO. L’incontro ha avuto luogo martedì 25 marzo, ore 18.30, presso la sede del Gymnasium. Il presidente del Circolo Alessandro Giadrossi ha introdotto i lavori e presentato i relatori: Lucio Vilevich (moderatore del dibattito), Giuliana Baggiani, Alessandro Flego, Gianna Grandis e Luigi Milazzi.

In attesa di ricevere il testo o una sintesi di tutti gli interventi, riportiamo la relazione presentata da Luigi Milazzi.

CENTO ANNI DI SCOUTISMO

Lo sviluppo economico sociale
Nel corso dell'800, fino ai primi anni del ‘900, lo sviluppo industriale e le grandi costruzioni edilizie legate alla crescita delle città con il conseguente inurbamento delle popolazioni agricole, la immigrazione dalle zone più arretrate verso i grossi centri industriali, provocarono situazioni di grave disagio specialmente tra il proletariato urbano alle quali bisognava provvedere urgentemente con mezzi adeguati. Il grande sviluppo dell’industria e di conseguenza la crescita a macchia d’olio delle città avevano portato alla ribalta due problemi di grande rilievo sociale, strettamente connessi tra loro. Il primo riguardava le conseguenze dell’inurbamento delle popolazioni rurali sui ragazzi e sulle ragazze delle famiglie povere, il secondo la trasformazione della scuola e dell’insegnamento in generale. In questo periodo si era andata avvertendo l'esigenza di un'educazione nuova che meglio rispondesse alle trasformazioni che la società, sotto l'influenza degli sviluppi della tecnologia e quindi dell'economia e delle strutture di base, andava assumendo.

I nuovi orientamenti educativi
L'autoritarismo e la rigidità dell'insegnamento, nonché il formalismo portato, alle volte, in ambienti come quello vittoriano ad eccessi che sviluppavano sistemi di violenza e di sottomissione., per cui le scuole potevano sembrare vere e proprie anticamere della caserma, non potevano più essere accettati. E ciò soprattutto perchè in netto contrasto con quegli elementi preziosi che stanno alla base dello sviluppo di qualsiasi interesse nei giovani, che, come si veniva affermando proprio in questo periodo, è alla base di ogni processo educativo. All’interno dei paesi di cultura europea, erano stati intrapresi (sulla scia del Rousseau e del Pestalozzi) studi speculativi e sperimentali sull’infanzia e sull’adolescenza. Ricordiamo, tra coloro che diedero vita al rinnovamento speculativo pedagogico, Edoaedo Claparède (1873-1940) in Svizzera, Ovide Decroly (1871-1932) a Bruxelles, Maria Montessori (1870-1952) in Italia, Alfredo Binet (1857-1911) in Francia, Stefano Hall (1846-1924) negli Stati Uniti. (La Montessori e Decroly vengono spesso collegati al movimento scout) Erano nate su questo slancio delle nuove scuole Ceci1 Reddie, che aveva studiato in Germania, nell'assumere il principio herbeertiano dell'interesse come condizione di ogni vero apprendimento, diede vita ad un famoso collegio nel 1887, la scuola di Albotsholme nel Derbyshire, dove si cominciarono a svolgere molte di quelle attività extrascolastiche di carattere tecnico, sociale, estetico di cui si fa oggi pieno uso nella didattica, e che noi troveremo ampliamente sviluppate nelle numerose iniziative dei Ricreatori comunali di Trieste, che saranno aperti solo 20 anni dopo questo esperimento pedagogico. Dall'esperienza di Reddie presero i1 via in Germania le "case di educazione di campagna". In una di queste comunità fu educato Adolphe Ferriere che doveva diventare un entusiasta organizzatore di iniziative educative e l'autore del termine "scuola attiva" che tanta fortuna incontrerà successivamente, con la realizzazione di un sistema di autogoverno dei ragazzi e l'introduzione del lavoro come strumento educativo.

Il problema giovanile
La necessità di un grande rinnovamento dell’istruzione nelle istituzioni e nei metodi, era sorto, mentre, come detto, si imponeva sempre più inquietante il problema giovanile come fatto sociale di grande ampiezza: tralasciando il tenore di. vita e le condizioni ambientali di lavoro, sarà sufficiente ricordare, prendendo l’esempio di Trieste, che nelle manifatture l'orario di lavoro, salvo rarissime eccezioni, variava dalle 16 al le 17 ore giornaliere, dalle 5 o dalle 6 del mattino fino alle 10 di sera, salvo un breve intervallo per il pasto, e ciò sia d'estate che d'inverno. La frequenza scolastica era molto bassa e di conseguenza i ragazzi di famiglie occupate tutta la giornata erano abbandonati a se stessi. Per questo motivo la storia delle istituzioni educative dell’Ottocento si svolse in parallelo alla storia del sorgere di numerose iniziative umanitarie in favore dei fanciulli abbandonati e dei ragazzi costretti al lavoro in tenera età o al vagabondaggio, come pure dì istituzioni ricreative e di doposcuola, che nel corso di quel secolo, fino ai primi anni del Novecento, furono proposte e realizzate in molti paesi con diversa fortuna.

La strada
I ragazzi delle famiglie operaie e del sottoproletariato quando non erano ancora impegnati in un lavoro, spesso disertavano la scuola e costituivano vere e proprie “bande”, che preoccupavano seriamente le autorità e la cittadinanza stessa. ` La strada, che De Amicis aveva definito una componente necessaria della vita, fonte essenziale di civiltà, lungi dall'essere tale, diventava per questi ragazzi, che in termini attuali potrebbero essere definiti dei veri e propri emarginati sociali,un pericoloso elemento di dissoluzione morale. Il fenomeno era tanto grave che già nell'ultimo decennio dell'Ottocento venne dibattuto ampiamente sui giornali e dagli stessi educatori A1 riformatorio, alla casa correzionale, che da più parti venivano richiesti per i ragazzi discoli, già allora però alcuni più lungimiranti proponevano la ricerca di mezzi che prevenissero anziché reprimere il sorgere della delinquenza minorile, convinti che le cause non fossero "connaturate" ma piuttosto dipendenti dalle situazioni ambientali di grave disagio.

Le iniziative educative e umanitarie
Numerose furono le iniziative che sorsero proprio per fronteggiare questa situazione. Accanto alla Scuola nacquero moltissime importanti istituzioni e iniziative pratiche con il fine di salvare i giovani dalla strada e di preservarli dai pericoli che presentavano il loro precoce ingaggio nel mondo del lavoro e il fenomeno massiccio dell’urbanesimo. Giuseppe Mazzini fu uno dei precursori anche in questo campo con la fondazione a Lontra nel 1841 della scuola gratuita di Hatton Garden, un quartiere a forte presenza italiana; nata in parte per gli adulti, furono accolti in grande numero soprattutto i giovanissimi suonatori di organino e i bambini venditori di cianfrusaglie, importati dall'Italia da imprenditori italiani privi di scrupoli che li avevano acquistati dalle loro famiglie e li trattavano come schiavi. In Italia a Torino Don Bosco aprì il primo oratorio salesiano, con gli stessi scopi, iniziativa che avrà un grande successo e si estenderà rapidamente in tutta Europapa. In Inghilterra si costituirono i clubs della Young Men's Christian Association (YMCA) e le Boys’Brigades di William Smith. Il movimento della YMCA era stato fondato a Londra nel 1844 da Gorge Williams e da un gruppo di suoi amici cristiano-evangelici. Si trattava di persone intelligenti, preoccupate dalla mancanza di attività salutari per i ragazzi in grandi città come Londra. Le alternative per i più grandi erano spesso le taverne e i bordelli. Sir W. Alexander Smith fondò nel 1883 a Glasgow le Boys Brigade, mentre un'altro Scozzese naturalizzato Canadese, Ernst Thompson Seton sarà il fondatore dei cosiddetti "Woodcraft Indians" già nel 1902, anticipando di alcuni anni i “boy scouts” Baden Powell.

Un movimento più gioioso
Si presentavano in questo modo alla ribalta della storia i primi club di giovani, il germe dei grandi movimenti giovanili del XIX secolo, ma presto i gruppi liberi che ispirandosi agli scritti di Baden Powell andavano formandosi spontaneamente, cominciarono a superare i gruppi organizzati riuniti in speciali associazioni. Da questa constatazione venne un forte stimolo a Baden Powell ad avviare il suo movimento. Egli seguiva con attenzione l’evolversi di queste situazioni e ne vedeva anche i limiti, tanto che assistendo ad una grande adunata delle Brigate giovanili, ne rimase fortemente impressionato, ma nel contempo sì chiese se tutta quella disciplina, tutta esteriore non sarebbe potuta diventare qualcosa di più gioioso, più spontaneo. Era evidentemente arrivato a un bivio in cui ci si doveva dividere dal formalismo militare per conservare l’avventura e dare a questa avventura uno spirito nuovo, lo spirito dello scoutismo. L'anno successivo darà vita al primo campo di ragazzi dal quale nascerà il grande movimento dei boy scouts.

L’antefatto dello scoutismo
Se l’antefatto dello scoutismo viene fatto risalire al 14 ottobre 1899, quando Baden Powell, durante la guerra anglo boera venne assediato nel villaggio di Mafeking, nella Beciuania, appena oltre i confini del Transvaal, assedio che durò sette mesi fino al 17 maggio 1900, determinante per la sua nascita fu, poco dopo, nel novembre 1899, la pubblicazione di un manualetto “Aids to scouting” scritto per la istruzione dei soldati a seguire le tracce, scoprire l’avversario e guidare le proprie truppe. Dell’opuscolo uscito al momento giusto, proprio durante l’assedio, furono vendute, anche al di fuori dell’ambiente militare oltre 100.000 copie in pochi mesi. Il salto di qualità avvenne nel 1900 quando l’editore del più diffuso giornale per ragazzi (Boys of the Empire) iniziò la pubblicazione a puntate del manualetto. Allora B.P. comprese quali risultati si potevano ottenere con l’appoggio della stampa.

Una breve biografia di Baden Powell
Baden Powell, nato a Londra nel 1857, a soli 19 anni B.P. era partito per l’India come sottotenente di Cavalleria. Nel 1897 era già colonnello. Due anni dopo, in Africa, durante la guerra contro i Boeri, applica in grande stile tutte le tecniche apprese e ne inventa altre, riuscendo a resistere per 217 giorni all’assedio di Mefeking (Africa del Sud), pur essendo gli uomini a sua disposizione numericamente molto inferiori agli avversari. In seguito a questa impresa venne nominato, a soli quarantatré anni, Maggior Generale, quando era già diventato un eroe nazionale. In seguito al grande successo del libretto dal titolo ‘Aids to scouting’ in cui aveva raccolto la sua esperienza, e ad un’attenta riflessione sulla situazione giovanile inglese decise di fare qualcosa di utile e concreto esperimentando nell’isola di Browsea le tecniche scout con una ventina di ragazzi di tutti i ceti sociali. Seguì, frutto di questa esperienza la pubblicazione di un libro a puntate intitolato ‘Scouting for Boys’. Quasi per magia, traendo lo spunto dai fascicoli di questo libro, si formarono in Inghilterra centinaia di piccoli gruppi di ragazzi. Poiché era necessario che qualcuno si dedicasse completamente a questi ragazzi B.P., non senza qualche difficoltà si decise a rinunciare alla carriera militare per dedicarsi al nascente movimento già nel 1911 contava 30.000 iscritti e che presto si sarebbe diffuso in in tutto il momdo.[6]

Il successo dello scoutismo
Il successo dello scoutismo è legato senz’altro alla corrispondenza della sua proposta alle necessità dell’epoca, all’ambiente favorevole, alle attese degli stessi giovani, all’idea geniale, ma anche al fatto che B:P. è stato un grande comunicatore. Egli capì subito, come si è visto, l’importanza della diffusione delle sue idee attraverso la stampa periodica, raccogliendo il racconto delle sue avventure in fascicoletti in cui venivano scompaginati i suoi opuscoli, scritti utilizzando un linguaggio essenziale facile da comprendere. e tale da suscitare l’interesse dei giovani lettori. Racconti che suscitavano l’amore per l’avventura dei ragazzi inglesi, che attendevano con impazienza l’uscita delle dispense e poi gli scrivevano per chiedere delucidazioni. Queste valanga di lettere travolgerà il suo piccolo ufficio in Henrietta Street.

Il grande comunicatore
Per potere utilizzare la stampa è necessario però avere sotto mano un grande editore disposto a sostenere l’iniziativa. Nacque così la collaborazione con Arthur Pearson. Era, un giornalista, ma anche un politico, e un filantropo, possedeva il Dayle Express, di cui era stato il fondatore e l’Evening Standard. B.P. lo conobbe probabilmente nel 1905, quando aveva potuto riorganizzare le sue idee ed era avanti con il progetto di creare un movimento e Pearson fu la prima persona a cui ne parlò. Si rivolse a lui, e qui vediamo l’attenzione che B.P. dedicò alla comunicazione, per un motivo specifico: preferì Pearson agli altri editori perché lo riteneva il più adatto ad organizzare la pubblicità e la diffusione delle sue idee e del suo progetto. Il successo dello scoutismo è legato alla diffusione dello “Scouting for boys” cento anni fa. Fu quindi un grande successo di comunicazione realizzata da un bravo narratore e fu certamente favorito dal fatto che all’inizio del ‘900 i giornali in Inghilterra erano già molto diffusi e venivano letti, grazie all’avanzato processo di alfabetizzazione. Il primo quotidiano conosciuto il “Daily Courrant” era nato proprio a Londra già nel 1702.

Il militarismo
Che lo scoutismo nulla abbia a che fare con il militarismo è evidente da quanto lo stesso Baden Powell, apertamente critico verso quelle associazioni che si ispiravano al formalismo militare, aveva detto e scritto al riguardo, ma indipendentemente dal pensiero del suo fondatore, il movimento si sviluppò proprio in un periodo in cui gli stati maggiori delle principali nazioni europee non solo godevano di un notevole prestigio presso governi e opinioni pubbliche, ma con l’avvicinarsi prima e l’esplosione poi del Primo conflitto europeo esercitarono una grande influenza sulla vita delle nazioni stesse. Di fronte quindi all’espandersi di questo movimento di ragazzi in uniforme, guidato da un ex generale, teorizzatore dello scouting, l’equivoco non potè mancare. Con l’espandersi del movimento nelle altre nazioni, tutte ormai sul piede di guerra la confusione sarà inevitabile e non mancherà l’ingerenza dei militari, molto vicini alle attività degli scout e interessati alle loro attività che potevano avere una valenza premilitare. In una recente mostra Trieste per il centenario del movimento sono apparse le foto dei primi scout triestini che facevano capo nel 1915 alla associazione austriaca. Sono evidenti nelle uniformi e nelle attività illustrate i segni di questa influenza militare come sembrano evidenti nel manuale del giovane esploratore pubblicato negli stessi anni da Hoepli per il CNGEI.

Lo scoutismo in Italia: laici e cattolici a confronto
In Italia dove la formazione dei giovani era motivo di forte attrito tra gli ambienti cattolici e quelli laici, allo scontro sulla scuola, a quello sulle attività parascolastiche e del tempo libero si aggiunse il contrasto sull’organizzazione del movimento scout.. La preoccupazione di Carlo Colombo, il medico piemontese, che importò in Italia nel 1912 lo scoutismo dando vita al Corpo Nazionale dei Giovani Esploratori Italiani, fu quella di tenere al riparo il movimento dalla politica e dalla religione. La decisione di non consentire la costituzione all’interno del GEI di gruppi ed unità cattoliche così come la decisione di non consentire ai reparti GEI di ascoltare la messa in uniforme prima della uscite non faciliteranno certo i rapporti e provocheranno le dimissioni del primo presidente ammiraglio Bettolo. Ciò provocherà in Italia, come in altre parti d’Europa la nascita del movimento scout cattolico in parallelo a quello laico interconfessionale. L’atteggiamento sostanzialmente favorevole al movimento dell’opinione pubblica cattolica trovò conferma negli articoli che gli furono dedicati dall’autorevole “Civiltà Cattolica”. Nel presentare la storia e i contenuti del movimento si volle subito sgombrare il campo dai timori che venivano dalla sua origine anglosassone, mettendo subito in chiaro che nella stessa Inghilterra lo Scoutismo non era condizionato dallo spirito settario e dalla Massoneria.

L’influenza della massoneria
Per quanto riguarda l’influenza della Massoneria sullo scoutismo in generale e su quello italiano in particolare, se con ciò si intende la presenza di massoni fra i dirigenti, questa era del tutto normale, data la diffusione della massoneria nelle classi medie, così come era naturale la presenza di cattolici che non intendevano militare nel movimento confessionale. E’ noto il sostegno a Colombo, che non fu mai iscritto alla massoneria, nella polemica con i cattolici, da parte de “L’Idea democratica”, settimanale della massoneria, che non poteva non favorire la diffusione dello scoutismo.
Per quanto riguarda, in generale, il discorso sulla influenza del pensiero massonico sulle finalità e sul metodo di B.P. ciò non dipese da influenze dirette della massoneria inglese di cui B.P. non fece mai parte, ma piuttosto dalla influenza di alcuni messaggi culturali e pedagogici di diretta derivazione massonica, primo fra tutti quello di Kipling. Un rapporto speciale di ammirazione e stima reciproca doveva legare i due uomini se è vero come raccontano che Kipling, che si era sempre rifiutato di rivedere in bozza libri di altri autori, aderì alla richiesta di B.P. di leggere il “Manuale dei Lupetti” nella sua prima stesura. Con riferimento al metodo educativo basti pensare che grandi pedagogisti come Pestalozzi,e Decroly, furono massoni militanti come Kipling. per giustificare l’ influenza del loro pensiero non solo sullo scoutismo, ma su tutte le proposte educative successive.

La questione religiosa
Con riferimento alle origini il movimento a differenza di altre esperienze precedenti non era affiliato ad alcuna chiesa, creando con ciò alcune difficoltà di comprensione da parte del pubblico. Il quotidiano The Times, raccogliendo le osservazioni di qualche suo lettore veicolò l’accusa di indifferenza religiosa, che ebbe pure qualche eco alla Camera dei Comuni. B.P. decise subito di affrontare il problema nel modo suo aperto e ne discusse in un’assemblea di capi nel 1909 e fu deciso di invitare i rappresentanti delle maggiori confessioni ad un incontro per potere dare delle indicazioni concrete per l’educazione religiosa nell’ambito delle unità scout. Da questa discussione con i capi e i rappresentanti delle confessioni scaturì la direttiva che fu così formulata nel regolamento del 1911: «ci si attende che ogni scout appartenga a una confessione religiosa e frequenti le sue celebrazioni: Se un reparto comprende membri di un’unica religione, si auspica che il capo organizzi le relative celebrazioni e l’istruzione religiosa, nel modo che egli, con l’assistenza di un cappellano od altra autorità religiosa, riterrà migliore ». Pur convenendo la Chiesa cattolica su questi criteri, alla riunione partecipò il primate d’Inghilterra, ciò non impedì che lo scoutismo incontrasse ostacoli ben difficili da superare nella sua diffusione al di fuori dell’Inghilterra. Il timore, come pregiudizio generico legato all’origine protestante del movimento, di tutte le possibili e immaginabili deviazioni dottrinali, le sue connessioni con la massoneria, il pericolo che le attività domenicali distogliessero i ragazzi dalle pratiche di culto, ma soprattutto le gelosie e le invidie suscitate dal grande successo del movimento tra i giovani, specialmente tra coloro che ritenevano di possedere un mandato in esclusiva sulla educazione della gioventù.

Il messaggio della CEI
Lo stesso padre Rosario F. Esposito ha scritto che «Pur ribadendo con ogni chiarezza che il rapporto scoutismo-Massoneria è solo indiretto, a volte più esplicito, a volte meno, resta il fatto che la sua assunzione così ampia dalla comunità ecclesiale e della somma gerarchia cattolica, comporta un’affermazione di grande significato: nell’ambito della pedagogia il congiungimento tra la Chiesa e il mondo laico, che in questo movimento sintetizza le posizioni ideologiche di grandi filosofi e riformatori, per altri aspetti e in altri momenti rigettati dalla Chiesa…» Significativo è al riguardo il Messaggio dei vescovi italiani agli Scouts cattolici in Italia, in occasione del centenario dello scoutismo: «Carissimi fratelli e sorelle dello scoutismo cattolico presenti nelle Chiese particolari d’Italia i vostri Vescovi gioiscono con voi per il centesimo anniversario della nascita dello scoutismo e quindi per i cento anni di fedeltà ad un’opera educativa che ha fatto crescere in tanti paesi del mondo, inclusa la nostra Italia, innumerevoli donne e uomini impegnati a rendere questo mondo migliore di come l’hanno trovato. Lo scoutismo cattolico è stato ed è tuttora un elemento prezioso del tessuto ecclesiale e sociale del nostro paese e lo ha servito attraverso una limpida – a volte straordinaria – testimonianza al Vangelo e attraverso l’assunzione delle responsabilità di una cittadinanza attiva, generosa e libera, carica di slancio e di speranza, dedita alla ricerca del bene di tutti.».

La catena d’unione
Nel mondo laico è stato visto con molta preoccupazione questo grande sviluppo dello scoutismo cattolico tanto che nel 1938 su la rivista “Chaine d’Union” si scriveva che «La Chiesa ha fatto un sol boccone dello Scoutismo, il quale oramai ha un posto talmente rilevante nelle sue opere, cha a qualcuno sembra che Scoutismo e cattolicesimo si identificano…» Ma c’è stata pure nel mondo cattolico la preoccupazione in senso inverso, tanto che un grande scout, un magnifico prete, L’Abbé Paul Lambot, ha voluto raccontare nel suo libro dedicato agli adulti scout, “Scout un Jour…La route des hommes”, un aneddoto particolarmente illuminante sulla coincidenza tra lo spirito scout e lo spirito del cristianesimo: «Una sera del maggio 1944, in una città orribilmente bombardata, un prete incontra un giovane scout che si è impegnato, durante molte ore, a salvare tutto ciò che poteva essere salvato. Pieno di visoni sopranaturali, gli domanda: “Che cosa hai pensato mentre facevi tutto ciò?”. La risposta è assai rapida: “Ho pensato che stavo agendo da buon scout”. E il buon prete riportando questo breve dialogo ai suoi colleghi, non poteva fare a meno di aggiungere: “Peccato che non abbia pensato che egli agiva da buon cristiano!”