Visita alla Basilica Eufrasiana di Parenzo (Croazia) - Patrimonio dell'Umanità



Guida d’eccezione il prof Ivan Matejĉić Ispettore della Soprintendenza ai Monumenti dell’Istria

La sacrestia della monumentale Basilica Eufrasiana di Parenzo non cessa di stupire gli archeologi ed i ricercatori. Il professor Ivan Matejĉić, ultimata l’ultima fase dei lavori di scavo, sta preparando insieme ai suoi collaboratori il sito per la presentazione al pubblico, grazie ai quali è stato ricomposto un’altro importante tassello dell’antichissima storia della città: sono venuti alla luce i resti dell’abside di quella che era la seconda basilica della Parenzo paleocristiana.Le scoperte archeologiche più recenti, danno per certo un fatto: nella parte in cui s’ergeva un tempo la sacrestia della primordiale Basilica di Parenzo esisteva prima ancora una cappella cristiana di epoca preromanica risalente al lontano VII o VIII secolo. In seguito, tra l’VIII e il X secolo, fu ampliata diventando una chiesetta triabsidale. Tutto ciò avveniva nello spazio del presbiterio della basilica costruita qui nel V secolo, la qual cosa trova conferma nei bei mosaici venuti alla luce, che sono al di sotto di ben 14 centimetri di quelli della basilica stessa. Ciò fa supporre che tra il presbiterio e l’aula principale della basilica esistessero dei gradini. Interventi di restauro degli affreschi venuti alla luce nell’antica sacrestia della Basilica, hanno evidenziato splendide pitture che un tempo ricoprivano del tutto le pareti interne.

Gli esperti sono riusciti a recuperare soltanto una minima parte, quanto basta comunque per rendere l’idea della bellezza delle pitture . Sulla parete sud della sacrestia si distinguono scene dell’arresto di Cristo e del processo a cospetto di Ponzio Pilato. Sul muro opposto è raffigurata la scena del martirio di un Santo sottoposto a torture con la frusta. Questa parte dei dipinti risale senza ombra di dubbio alla fine del XIV secolo ed hanno caratteristiche tipiche del tardo gotico comuni a pitture dello stesso tipo di scuola nord italica. Gli intenditori le affiancano per lo stile a quelli venuti alla luce nella chiesetta di San Barnaba a Visinada. Come rileva il professor Matejĉić, responsabile degli interventi, le parti scoperte di queste pitture primordiali fanno presupporre che si tratti comunque di raffigurazioni monumentali risalenti al periodo preromanico. Da rilevare che l’antica sacrestia dell’Eufrasiana era stata sottoposta a interventi di ricerca già ai tempi dell’Italia, neI 1936, anno in cui vennero alla luce i primi affreschi e le pavimentazioni della basilica primordiale del V secolo. Nei secoli successivi si è riusciti a recuperare parte dell’altare, un sarcofago di epoca preromanica risalente al VII o VIII secolo e le basi delle tre absidi costruite trecento anni dopo.