In viaggio verso un mondo nuovo


L'intervento del Direttore Generale dell'Unesco Koïchiro Matsuura al "G8-UNESCO World Forum on " Education, Research and innovation: new partnership for Sustainaible Development" (si ringrazia la Prof.sa Rosalba Trevisani del Centro Unesco di Trieste per averci fornito il testo del discorso)

Scienza, tecnologia e innovazione sono il cuore del mandato dell'Unesco. «Promuoveremo la società globale dell'innovazione sviluppando e integrando tutti e tre gli elementi del triangolo della conoscenza (istruzione, ricerca e innovazione)». Lo faremo «investendo appieno nelle persone, nelle capacità e nella ricerca e sostenendo la modernizzazione dei sistemi dell'istruzione, affinchè si adeguino alle esigenze di una società globale basata sulla conoscenza».

Questa è stata la convinzione espressa dagli esponenti del G8 in un'ampia dichiarazione di intenti che hanno sottoscritto durante il Summit del G8 2006 tenutosi a San Pietroburgo, in Russia, lo scorso luglio. Dieci mesi dopo, grazie alla generosità del governo italiano, G8 e Unesco si sono uniti per organizzare il Forum mondiale G8-Unesco su istruzione, ricerca e innovazione: «Una nuova partnership per lo sviluppo sostenibile».

Il Forum, che si terrà dal 10 al 12 maggio, esaminerà come sfruttare al meglio le sinergie create dall'istruzione, dalla ricerca e dall'innovazione in quanto parte dei più ampi sforzi globali che si stanno compiendo oggi per costruire un mondo più prospero, equo e pacifico.

L'Unesco, le cui radici affondano nel legame tra l'istruzione, la scienza e la cultura, è veramente onorata di partecipare direttamente all'organizzazione di questa manifestazione. Desideriamo ringraziare il Centro internazionale di fisica teorica (Ictp) Abdus Salam e gli altri componenti del Sistema Trieste per il loro ruolo di enti ospitanti.

Oggi viviamo in una società basata sulla conoscenza in cui praticamente ogni tematica sociale di rilievo è direttamente legata ai progressi scientifici e tecnologici.

Pensate a un mondo senza Internet: quel mondo non esisteva due decenni fa, ma oggi la nostra società globale non potrebbe funzionare senza le comunicazioni elettroniche.

Ora pensate a un mondo senza nanotecnologie: facile, direte, ma non sarà così tra 10 anni, quando i prodotti e i servizi nei campi più disparati, dai cosmetici per il viso agli impianti di filtrazione delle acque saranno probabilmente rivoluzionati dalla possibilità che avranno scienziati e tecnici di costruire strutture fisiche e biologiche un atomo e una molecola alla volta.

Ma non saranno soltanto i grandi progressi nei territori di frontiera della scienza e della tecnologia che continueranno a definire la nostra identità e il nostro benessere.

Ugualmente importante è come scegliamo di utilizzare la conoscenza che creiamo.

Il segreto sta nel creare conoscenza, non soltanto fine a sè stessa, ma anche volta a stimolare l'innovazione, quindi applicare almeno una parte di tale innovazione per far fronte alle esigenze umane più impellenti.

Dopotutto, non viviamo solo in un mondo di mondo caratterizzato da mutamenti senza precedenti, sempre più dominato dalla scienza e dalla tecnologia, ma anche in un mondo di enormi disuguaglianze e di estrema povertà.

La scienza e la tecnologia saranno in grado di realizzare le proprie sconfinate potenzialit&arave per il bene di tutti soltanto se amplieranno gli orizzonti del mondo della scoperta, affrontando anche la dura realtà della vita quotidiana per quel miliardo di persone che vivono con meno di 1 dollaro al giorno e che soffrono sproporzionatamente di malnutrizione, malattie e disperazione.

Scienza e tecnologia, pertanto, non devono essere usate soltanto per soddisfare la curiosità umana: devono anche contribuire a soddisfare i bisogni primari dei nostri cittadini più emarginati.

Per raggiungere questo obiettivo è necessario concentrarsi sulla promozione di riforme in vari ambiti fondamentali della società.

Primo: è necessario realizzare un'istruzione elementare di alta qualità, raggiungere l'alfabetizzazione e la parità tra i sessi in tutto il mondo, in particolare nelle nazioni più povere.

Secondo: vi è l'esigenza di creare e rafforzare la capacità umana e istituzionale per la scienza, la tecnologia e l'innovazione, specialmente tra le nazioni più impoverite in questi settori.

Terzo: è necessario proteggere e promuovere il sapere indigeno, soprattutto sotto forma di inestimabili contributi agli sforzi globali di promozione della sanità pubblica, della biodiversità e dello sviluppo sostenibile.

Quarto: dobbiamo abbracciare la conoscenza, considerandola un bene pubblico e renderla accessibile a tutti. Essa ha l'effetto di una potente leva nella lotta alla povertà, all'incomprensione e al sospetto, perciò qualunque barriera ostacoli la condivisione della conoscenza, ostacola il progresso.

Quinto: esiste l'esigenza di promuovere ampie reti istituzionali in cui viga il libero scambio delle informazioni. Tali reti, che sono diventate sempre più facili da creare e da mantenere grazie alla crescita esplosiva di internet, sono progettate per essere orizzontali, non gerarchiche, quindi tendono a incoraggiare la cooperazione tra pari invece di "paternalistici" flussi di informazione dagli "abbienti" ai "non abbienti". Ecco allora la mia ultima osservazione: il sottotitolo della conferenza di Trieste, che invita a una "Nuova partnership per lo sviluppo sostenibile".

La parola centrale di questo sottotitolo è "partnership" che si riferisce non solo ai rapporti tra istruzione, ricerca e innovazione, ma anche al rapporto tra singoli e istituzioni nei paesi sviluppati e in quelli in via di sviluppo. «La scienza - scriveva Abdus Salam, il direttore fondatore del Centro internazionale di fisica teorica - è il comune retaggio di tutta l'umanità».

Sono sicuro che se Salam fosse vivo oggi sarebbe il primo a concordare sul fatto che la scienza, assieme alla ricerca e all'innovazione, sarà anche tra gli elementi più frequenti del nostro futuro. E' in uno spirito di partnership che l'Unesco attende con interesse i dibattiti che si terranno al Forum G8-Unesco e le attività successive che consentiranno alla nostra società globale di rivolgere la sua attenzione alle frontiere della scienza, occupandosi al contempo delle esigenze dei nostri cittadini più vulnerabili.